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mercoledì 29 febbraio 2012

Il linguaggio televisivo

Il linguaggio Televisivo è un argomento sociale complesso al quale sarebbe necessario dedicare molto più tempo e spazio ma, in questo luogo, vorrei evidenziare il suo potere estatico, conformistico e anestetizzante.Ad un certo punto la Televisione è entrata a far parte del “credibile”. Il linguaggio televisivo ha permesso di “targettizzare” i messaggi più efficaci da far arrivare ad un certo gruppo, ceto, popolo, in modo da veicolare solo quello che conviene ed ha un determinato riscontro. Ha permesso di “clusterizzare” il linguaggio che ci si aspetta di sentire e il linguaggio comprensibile. Lo ha fatto grazie a strumenti comunicativi che paradossalmente sarebbero considerati “errati” nella logica, ovvero attraverso la contraddizione, la sovrapposizione di voce, la ripetizione e la ripetibilità, l’accennare, la confusione, l’annunciare senza sviluppare, l’opinabile, il soporifero, l’ansiolitico. Solo per elencare i più evidenti. Incredibilmente questo tipo di linguaggio, veicolato dall’immagine manipolata (trattandosi comunque e sempre di riprese che hanno una regia), è riuscito a sedurre, ad incantare e in questo è l’elemento estatico riuscendo a “portare fuori” dall’attenzione e dall’impegno chi l’ascolta. E’ riuscito ad ”educare” e a dare riferimenti e in questo è l’elemento conformistico riuscendo ad omologare acriticamente tutti coloro che l’ascoltano. E’ riuscito ad immobilizzare e a rendere disaffettive le persone che l’ascoltano e in questo è l’elemento anestetizzante riuscendo a sopire le emozioni che per definizione dovrebbero portare ad un movimento mentre invece porta ad una “piacevole apatia dell’aspettare distaccati e immobili”.
Quello che è più sorprendente è la sua autoreferenzialità che gli permette di produrre, riprodurre e autoriprodursi fornendo così l’illusione del reale ed ottenendo la “credibilità” a discapito del linguaggio formale, di quello quotidiano, di quello popolare, di quello di strada che diventano d’un tratto solo opinioni e perdono il senso partecipativo e dialettico, perdono riferimento. Entrando a far parte prepotentemente dell’esperienza più comune e più “verificabile” si pone come riferimento esclusivo ed autarchico estromettendo il dialogo e il confronto dal linguaggio credibile.

Si può dire che nell’era odierna il linguaggio televisivo è l’oppio dei popoli.
Indovinare a chi va il maggior beneficio di questo risultato non è difficile da capire.

La vivacità diventa malattia

In tutte le scuole del mondo cosiddetto evoluto da oramai molti anni si è introdotta l’usanza di “ghettizzare” i bambini e/o ragazzi vivaci, classificandoli come iperattivi.
L’iperattività è stata classificata malattia con il nome di ADHD (acronimo di di­sturbo da deficit di atten­zione ed iperattività). Secondo il manuale dia­gnosi per l’infanzia e per l’ adolescenza, DSM IV, per fare diagnosi di ipe­rattività il bambino deve presentare almeno 6 sintomi per un minimo di sei mesi e in almeno due con­testi (famiglia-scuola) e tra questi sintomi si possono annoverare
  1. difficoltà nel sostenere l ‘attenzio­ne nei compiti o in attività di gioco;
  2. spesso ha diffi­coltà ad organizzare com­piti o attività varie;
  3. spes­so è sbadato nelle attività quotidiane, spesso muo­ve le mani o i piedi o si agi­ta nella seggiola;
  4. spesso parla eccessivamente;
  5. spesso si alza in classe o in altre situazioni dove ci si aspetta che rimanga se­duto;
  6. spesso corre in gi­ro o si arrampica ecces­sivamente in situazioni in cui non è appropriato spesso ha difficoltà ad aspettare il proprio turno; spesso “spara” delle ri­sposte prima che venga completata la domanda.
Se leggiamo la definizione che il vocabolario da del termine vivacità troviamo: “s.f. inv. Carattere di chi, di ciò che è vivace; vitalità, vigoria, rigoglio, prontezza, esuberanza: un ragazzo di grande v.; la v. di un movimento, di un gesto, di uno sguardo.” (dizionario di italiano Hoepli). 1 Se andiamo a leggere la definizione di vivace troviamo: agg. (pl. -ci’) Pieno di vitalità; attivo, sveglio, pronto, assai vivido, intenso e gaio, esuberante: un ragazzo molto vivace.. 2 Che rivela.” (dizionario di italiano Hoepli). Se andiamo a trovare l’etimologia della parola scopriamo che: “Vivace = latino Vivacem da vivere. Che ha in sè i principì di una lunga vita; fig. Pronto ad agire, a muoversi; di spirito pronto e brioso; detto di luce o fiamma risplendente, fiammeggiante; di piante rigoglioso. Deriv. vivacezza, vivacemente, vivacità.” (Etimologico Panigiani).
E’ pittosto evidente la familiarità dei due termini, quindi per trarne una reale difficoltà o una malattia con il solo fine di voler fare del bene e dare maggiore benessere ad un bambino/ragazzo è davvero problematico districarsi tra i sintomi molto generici formulati dal DSM IV, occorre in ogni caso e certamente una persona molto esperta e preparata di psicologia infantile ed adolescenziale. Ma allora perchè non appena i vostri/nostri figli presentano esuberanza, prontezza di risposta, movimenti energici, immediatamente la scuola e, comunque gli organi preposti all’educazione, li tacciano di iperattività, mettendo in apprensione i genitori ed a volte addirittura le istituzioni di igiene pubblico? perchè si predilige il bambino/ragazzo manueto, immobile, calmo e “rassegnato”? perchè sono state introdotte regole comportamentali e/o voti di comportamento così restrittivi?
Seguendo la logica di Foucault e provando ad anadare oltre nell’analisi storico-sociale legandola alla politica economico-sociale, possiamo scoprire che il Potere e coloro che lo detengono debbono per forza privilegiare coloro che hanno caratteristiche remissive, di adattabilità intesa come facilità ad essere addestrati, mansuete e poco inclini alla critica e alle novità. Di contro coloro che presentano caratteristiche di virilità intesa come impulso vitale, di esuberanza e prontezza intese come capacità critiche e d’innovazione, di impulso vitale e d’azione intesi come capacità di opporsi, reagire, ribellarsi e trasformare, costoro rappresentano un pericolo potendo mettere in discussione il potere consolidato e le posizioni sociali consolidate.
Nella sostanza i maestri/e insegnanti sono stati formati al mantenimento dello status quo attraverso un’azione oppiacea, ovvero l’addomesticamento coatto di coloro che possono nuocere al potere.

domenica 26 febbraio 2012

Contributo

“… Non vogliate negar l’esperienza di retro al sol, del mondo sanza gente. Considerate la vostra semenza, fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza” (Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno canto XXVI, 116-120)

Della dignità dell’uomo

Già il sommo Padre, già l’architetto divino aveva costruito, con le leggi della sua arcana sapienza, questa dimora terrena, questo tempio augustissimo della divinità, che è il nostro mondo. Già aveva posto gli spiriti ad ornamento della regione superna; già aveva seminato di anime immortali i globi eterei e riempito di ogni genere di animali le impure e lercie parti del mondo inferiore. Ma compiuta la sua opera, l’artefice divino vide che mancava qualcuno che considerasse il significato di così tanto lavoro, ne amasse la bellezza, ne ammirasse la grandezza. Avendo, quindi, terminata la sua opera, pensò da ultimo – come attestano Mosè e Timeo- di produrre l’uomo. [...] Ormai tutto era pieno, tutto era stato occupato negli ordini più alti, nei medii e negl’infimi. [...] Stabilì, dunque, il sommo Artefice, dato che non poteva dargli nulla in proprio, che avesse in comune ciò che era stato dato in particolare ai singoli. Prese pertanto l’uomo, fattura priva di un’immagine precisa e, postolo in mezzo al mondo, così parlò: «Adamo, non ti diedi una stabile dimora, né un’immagine propria, né alcuna peculiare prerogativa, perché tu devi avere e possedere secondo il tuo voto e la tua volontà quella dimora, quell’immagine, quella prerogativa che avrai scelto da te stesso. Una volta definita la natura alle restanti cose, sarà pure contenuta entro prescritte leggi. Ma tu senz’essere costretto da nessuna limitazione, potrai determinarla da te medesimo, secondo quell’arbitrio che ho posto nelle tue mani. Ti ho collocato al centro del mondo perché potessi così contemplare più comodamente tutto quanto è nel mondo. Non ti ho fatto del tutto né celeste né terreno, né mortale, né immortale perché tu possa plasmarti, libero artefice di te stesso, conforme a quel modello che ti sembrerà migliore. Potrai degenerare sino alle cose inferiori, i bruti, e potrai rigenerarti, se vuoi, sino alle creature superne, alle divine.» O somma liberalità di Dio Padre, somma e ammirabile felicità dell’uomo! Al quale è dato di poter avere ciò che desidera, ed essere ciò che vuole. I bruti nascendo, assorbono dal seno materno ciò che possederanno. Gli spiriti superiori furono invece, sin dall’origine, o poco di poi, ciò che saranno eternamente. Il Padre infuse all’uomo, sin dalla nascita, ogni specie di semi e ogni germe di vita. Quali di questi saranno da lui coltivati cresceranno e daranno i loro frutti: se i vegetali, sarà come pianta, se i sensuali, diventerà simile a un bruto, se i razionali, da animale si trasformerà in celeste; se gl’intellettuali, diverrà angelo e figlio di Dio. E se di nessuna creatura rimarrà pago, rientrerà nel centro della sua unità, e lo spirito, fatto uno con Dio, verrà assunto nell’umbratile solitudine del Padre che s’aderge sempre al di sopra di ogni cosa. Chi ammira questo nostro camaleonte, o, anzi chi altri può ammirare di più?

Oratio de hominis dignitate – Pico Della Mirandola (1486 a.c.)

Non liquet

Uno degli errori che da più parti si imputano all’attuale crisi europea, sia economico-finanziaria sia politico-sociale intesa come disparità fra le nazioni e i popoli, è l’aver costruito una “comunità” esclusivamente sotto l’unificazione e l’adesione ad una moneta, l’euro, quindi aver fondato l’unione europea su principi meramente economici e finanziari e, quindi, di opportunità. Questa, oltre ad essere considerata una forzatura, mette in rilievo la non coesistenza di progetti comuni, di principi comuni, di regole sociali comuni, di politiche comuni, di prospettive comuni. In una parola l’aver rinunciato sin dall’inizio ad un futuro condiviso.
Si è dunque attuata una forzatura tecnica, un’operazione tecnica, elaborata da tecnici dell’economia e della finanza, tecnici della moneta.
Se questo è stato un errore e se tale lo si considera, perchè dovrebbe funzionare l’esperimento tecnico che l’Italia sta compiendo attraverso un governo tecnico che mira esclusivamente all’orizzonte economico e finanziario di una nazione? Identica situazione per la Spagna, il Portogallo, l’Irlanda e la Grecia, ma, nel caso greco peggiore perchè imposta.
Anzichè imparare dagli errori si continua sullo stesso solco che produce discrepanza, disarmonia, recessione, povertà sociale e culturale.
Perchè non si riesce a reagire a questa situazione di crisi considerandola un’opportunità di rimediare agli errori commessi, mettendo in atto nuove politiche sociali, facendo scegliere ai popoli il nuovo orizzone futuro da condividere, nuovi percorsi economici, nuove idee politiche.
Tutto quello che si sta facendo con il governo Monti e mantenere e difendere lo status quo a scapito del bene pubblico che per definizione è rappresentato dal benessere del popolo e quindi dalla maggioranza dei cittadini, mentre la forbice tra i pochi che stanno bene e i molti che stanno male non solo si allarga ma addirittura mira a difendere l’interesse dei pochi a scapito dei molti.
Dall’Europa all’Italia solo gli stessi errori, gli stessi volti, le stesse parole.
Non liquet.

Un mondo possibile

Secondo la teoria del migliore dei mondi possibili contemplata dal filosofo Leibniz, questo dove viviamo è il migliore possibile. La sua era una fatica intellettuale per dare una giustificazione logica all’apparato metafisico che teorizzò.Vorrei chiedermi invece qual’è lo scopo, il fine cui tende l’uomo quando si tratta del mondo reale e non metafisico? In tale senso aspirare, desiderare ha solo un vacuo senso di preghiera, mentre è necessario sforzarsi, osare, tentare, provare a mettere in atto, non già teorizzare, un mondo possibile, inteso come quel mondo nel quale tutti gli esseri umani hanno come diritto inalienabile la possibilità, ovvero gli strumenti necessari e sufficienti a determinare ciascuno il prorpio destino o il proprio percorso di vita.
Se questo viene accettato ogni status quo non può più essere appoggiato, giustificato, difeso.
Solo così la differenza tra il genere umano e il genere animale acquista un senso compiuto e trova nel coraggio delle idee la propria identità e la propria ragion d’essere nel mondo. Coraggio ben diverso dal figurativo esser come un leone o lupo ma coraggio che trova il proprio contenuto figurativo nel richiamarsi alla perfezione e alla bellezza del cielo e delle stelle.